{"id":40741,"date":"2025-11-21T09:21:19","date_gmt":"2025-11-21T08:21:19","guid":{"rendered":"https:\/\/puntocometa.dev\/?p=40741"},"modified":"2025-11-21T09:21:19","modified_gmt":"2025-11-21T08:21:19","slug":"a-milano-la-prima-biennale-dellaccoglienza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/puntocometa.dev\/es\/a-milano-la-prima-biennale-dellaccoglienza\/","title":{"rendered":"A MILANO LA PRIMA BIENNALE DELL\u2019ACCOGLIENZA"},"content":{"rendered":"<p>Dal 31 ottobre al 16 novembre si \u00e8 tenuta a Milano <strong>la prima Biennale dell\u2019Accoglienza:<\/strong> un\u2019iniziativa, nata all\u2019interno del Forum delle Associazioni Familiari in collaborazione con sette partner tra cui Associazione Cometa, per <strong>raccontare attraverso diverse forme artistiche l\u2019esperienza e la bellezza dell\u2019accoglienza adottiva e affidataria.<\/strong><\/p>\n<p>All&#8217;interno della Biennale si sono svolti <strong>dei momenti di lavoro e di confronto <\/strong>tra i rappresentati delle istituzioni e delle associazioni e gli operatori,<strong> sui temi dell&#8217;accoglienza.<\/strong><\/p>\n<p>Riproponiamo l\u2019<strong>intervento di Alessandro Mele che insieme a Pasquale Adesso \u00e8 intervenuto per Cometa:<\/strong><\/p>\n<p><em>\u201cQuest\u2019anno celebriamo quarant\u2019anni dalla legge che ha dato una forma giuridica all\u2019affido familiare. Ma oggi non vogliamo fare una cronaca di norme: vorrei provare, insieme, a tornare al cuore dell\u2019affido e a capire perch\u00e9, nonostante sia proclamato una priorit\u00e0, spesso sembra cos\u00ec difficile praticarlo.<\/em><\/p>\n<p><em>Partiamo da un dato semplice: l\u2019affido nasce prima della legge. Nasce nelle case contadine e artigiane, nelle reti di vicinato, nel gesto antico del baliatico: quando una famiglia apriva la porta per necessit\u00e0, per carit\u00e0, per giustizia. Era un fatto socialmente riconosciuto: un bene per tutti. La legge del 1983 non inventa l\u2019affido; lo riconosce, gli d\u00e0 cornici e tutele.<\/em><\/p>\n<p><em>Che cosa \u00e8 cambiato in questi quarant\u2019anni? \u00c8 cambiato il contesto. Siamo passati da una societ\u00e0 dove l\u2019accoglienza di un figlio altrui era esperienza \u201cnaturale\u201d, a un tempo segnato dall\u2019inverno demografico e da una cultura del sospetto. Oggi una famiglia che si offre per l\u2019affido non \u00e8 applaudita d\u2019istinto: \u00e8 interrogata. \u201cPerch\u00e9 lo fanno? Che cosa ci guadagnano? Compensano una mancanza? C\u2019\u00e8 qualcuno che lucra?\u201d. L\u2019atto gratuito, anzich\u00e9 essere riconosciuto e sostenuto, viene circondato da diffidenza.<\/em><\/p>\n<p><em>La conseguenza \u00e8 quasi automatica: pi\u00f9 sospetto, pi\u00f9 richiesta di giuridicit\u00e0. L\u2019accoglienza \u2013 che per sua natura \u00e8 elastica, imprevedibile, fatta di persone e di tempi non standardizzabili \u2013 viene trattata come un procedimento da regolare in ogni dettaglio. Nascono registri, protocolli, check-list, monitoraggi, verifiche incrociate. Non per cattiveria, ma per paura. Eppure, l\u2019affido non \u00e8 un algoritmo: \u00e8 un cammino di relazioni.<\/em><\/p>\n<p><em>Qui sta il paradosso: a parole diciamo \u201cprima la famiglia\u201d, \u201cl\u2019affido \u00e8 prioritario\u201d; nei fatti costruiamo recinti di regole che, pezzo dopo pezzo, rendono quasi impossibile entrare. La tecnica normativa, pensata per proteggere, finisce per irrigidirsi. Le clausole \u201cflessibili\u201d, nate per adattarsi al caso concreto, diventano griglie di valutazione fisse. E il baricentro si sposta: invece di guardare la realt\u00e0 e il bisogno, guardiamo la regolazione. Ci chiediamo meno \u201cche cosa serve a questo bambino, a questa madre, a questa famiglia?\u201d e pi\u00f9 \u201cche cosa prevede il modulo 7 bis?\u201d.<\/em><\/p>\n<p><em>C\u2019\u00e8 poi un secondo rischio: quello di professionalizzare la gratuit\u00e0. Sia chiaro: la qualit\u00e0 e la formazione sono importanti, e nessuno auspica leggerezza. Ma quando trattiamo la famiglia affidataria come un operatore economico, quando pensiamo l\u2019accoglienza come una \u201cprestazione\u201d, smarriamo l\u2019origine stessa dell\u2019esperienza. La famiglia non \u00e8 un servizio, \u00e8 una relazione. E il bambino non \u00e8 un \u201ccaso\u201d, \u00e8 un volto.<\/em><\/p>\n<p><em>Qualcuno obietter\u00e0: \u201cMa la societ\u00e0 \u00e8 cambiata, le famiglie sono cambiate, i confini sono pi\u00f9 fluidi. Dobbiamo vigilare\u201d. \u00c8 vero: la mappa familiare oggi \u00e8 plurale e complessa, e le domande sul \u201cmiglior interesse del minore\u201d sono diventate pi\u00f9 esigenti. Proprio per questo serve un doppio sguardo: rigore dove serve \u2013 per evitare abusi, improvvisazioni, derive \u2013 e libert\u00e0 l\u00e0 dove la vita chiede adattamento. Non si tratta di abolire le regole, ma di impedire che le regole aboliscano l\u2019affido.<\/em><\/p>\n<p><em>Allora come ripartire? Proponiamo quattro passaggi, semplici e concreti.<\/em><\/p>\n<p><em><strong>Primo: rianimare la cultura dell\u2019accoglienza<\/strong>. Le famiglie non nascono affidatarie perch\u00e9 hanno letto un bando, ma perch\u00e9 hanno incontrato una storia. Serve una narrazione nuova e vera dell\u2019affido, che mostri la fatica e la bellezza, senza edulcorare e senza criminalizzare. Scuole, parrocchie, associazioni, media locali: facciamo circolare testimonianze vive. Facciamo vedere che l\u2019affido \u00e8 possibile, che non si \u00e8 soli, che si pu\u00f2 essere accompagnati.<\/em><\/p>\n<p><em><strong>Secondo: passare dallo standard al bisogno<\/strong>. Gli standard minimi servono; i massimali rigidi ingessano. Ogni affido ha tempi, intensit\u00e0 e configurazioni diverse. Diamo fiducia a chi, sul territorio, conosce i bambini e le famiglie. Una regola buona \u00e8 quella che lascia spazio al giudizio professionale e al discernimento della comunit\u00e0 educante, senza trasformare ogni eccezione in eccezione burocratica.<\/em><\/p>\n<p><em><strong>Terzo: semplificare il controllo, rafforzare l\u2019accompagnamento<\/strong>. Controllare non \u00e8 accompagnare. I monitoraggi servono, ma non devono rubare tempo alla presenza. Mettiamo pi\u00f9 energie nell\u2019affiancare le famiglie \u2013 affidatarie e d\u2019origine \u2013 con figure stabili, reperibili, capaci di tenere i fili quando la trama si sfilaccia. Una telefonata in pi\u00f9, un incontro in casa, un gruppo di pari: spesso evitano crisi che nessun verbale pu\u00f2 prevenire.<\/em><\/p>\n<p><em><strong>Quarto: rimettere la famiglia al centro come \u201csociet\u00e0 naturale\u201d<\/strong>. La famiglia \u2013 qualunque sia la sua storia \u2013 \u00e8 il primo luogo di legami per il bambino. L\u2019obiettivo dell\u2019affido non \u00e8 sostituirla, ma custodire il minore e, quando possibile, riannodare i fili con la sua famiglia d\u2019origine. Questo chiede umilt\u00e0 e pazienza: tenere insieme protezione e ricongiunzione, senza ideologie, caso per caso.<\/em><\/p>\n<p><em>C\u2019\u00e8 una domanda, per\u00f2, che non possiamo eludere: <strong>perch\u00e9 una famiglia dice s\u00ec?<\/strong> Non per eroismo. Dice s\u00ec perch\u00e9 ha fatto esperienza che la vita ricevuta si moltiplica solo se donata. Dice s\u00ec perch\u00e9 qualcuno l\u2019ha guardata e le ha detto: \u201cPuoi farcela, e noi ci siamo\u201d. Dice s\u00ec perch\u00e9 ha visto un bisogno concreto e ha capito che quel bisogno la riguardava. Se perdiamo questa sorgente, possiamo moltiplicare i regolamenti, ma resteranno cattedrali nel deserto.<\/em><\/p>\n<p><em>Vorrei allora concludere con un\u2019immagine. L\u2019affido somiglia a un ponte di legno su un fiume che cambia: serve manutenzione, certo; servono parapetti e segnali; ma soprattutto servono persone che lo attraversino, ogni giorno, con passo umano. Se ci convinciamo che, per sicurezza, \u00e8 meglio non far passare nessuno, il ponte sar\u00e0 perfetto\u2026 e inutile. Se invece accettiamo che il ponte scricchioli un po\u2019, che vada curato e aggiustato mentre lo usiamo, allora potremo continuare a passare da una riva all\u2019altra: dal bisogno alla risposta, dalla solitudine alla compagnia, dalla paura alla fiducia.<\/em><\/p>\n<p><em>Quarant\u2019anni fa la legge ha messo targhe e indicazioni a quel ponte. Oggi tocca a noi tenerlo vivo: amministratori, magistrati, servizi, associazioni, famiglie. Non chiediamo alla norma di salvarci: chiediamo alla realt\u00e0 di guidarci. Ripartiamo dalle storie, dalla gratuit\u00e0, dalla responsabilit\u00e0 concreta. Cos\u00ec l\u2019affido torner\u00e0 a essere ci\u00f2 che \u00e8 sempre stato: non un\u2019eccezione virtuosa, ma una possibilit\u00e0 ordinaria di bene, alla portata di una comunit\u00e0 che non si rassegna a lasciare indietro i suoi figli.<\/em><em><strong>\u201d<\/strong><\/em><\/p>\n\n\t\t<style>\n\t\t\t#gallery-1 {\n\t\t\t\tmargin: auto;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-item {\n\t\t\t\tfloat: left;\n\t\t\t\tmargin-top: 10px;\n\t\t\t\ttext-align: center;\n\t\t\t\twidth: 33%;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 img {\n\t\t\t\tborder: 2px solid #cfcfcf;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-caption {\n\t\t\t\tmargin-left: 0;\n\t\t\t}\n\t\t\t\/* see gallery_shortcode() in wp-includes\/media.php *\/\n\t\t<\/style>\n\t\t<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-40741 gallery-columns-3 gallery-size-full'><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t<dt class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/puntocometa.dev\/es\/whatsapp-image-2025-11-27-at-15-13-04\/'><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1600\" height=\"1200\" src=\"https:\/\/puntocometa.dev\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/WhatsApp-Image-2025-11-27-at-15.13.04.jpeg\" class=\"attachment-full size-full\" alt=\"-\" aria-describedby=\"gallery-1-40758\" srcset=\"https:\/\/puntocometa.dev\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/WhatsApp-Image-2025-11-27-at-15.13.04.jpeg 1600w, https:\/\/puntocometa.dev\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/WhatsApp-Image-2025-11-27-at-15.13.04-300x225.jpeg 300w, https:\/\/puntocometa.dev\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/WhatsApp-Image-2025-11-27-at-15.13.04-1024x768.jpeg 1024w, https:\/\/puntocometa.dev\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/WhatsApp-Image-2025-11-27-at-15.13.04-768x576.jpeg 768w, https:\/\/puntocometa.dev\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/WhatsApp-Image-2025-11-27-at-15.13.04-1536x1152.jpeg 1536w\" sizes=\"(max-width: 1600px) 100vw, 1600px\" title=\"\"><\/a>\n\t\t\t<\/dt>\n\t\t\t\t<dd class='wp-caption-text gallery-caption' id='gallery-1-40758'>\n\t\t\t\tUn momento dell&#8217;incontro a Palazzo Lombardia\n\t\t\t\t<\/dd><\/dl><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t<dt class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/puntocometa.dev\/es\/whatsapp-image-2025-11-27-at-15-15-05\/'><img decoding=\"async\" width=\"1600\" height=\"1200\" src=\"https:\/\/puntocometa.dev\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/WhatsApp-Image-2025-11-27-at-15.15.05.jpeg\" class=\"attachment-full size-full\" alt=\"-\" aria-describedby=\"gallery-1-40757\" srcset=\"https:\/\/puntocometa.dev\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/WhatsApp-Image-2025-11-27-at-15.15.05.jpeg 1600w, https:\/\/puntocometa.dev\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/WhatsApp-Image-2025-11-27-at-15.15.05-300x225.jpeg 300w, https:\/\/puntocometa.dev\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/WhatsApp-Image-2025-11-27-at-15.15.05-1024x768.jpeg 1024w, https:\/\/puntocometa.dev\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/WhatsApp-Image-2025-11-27-at-15.15.05-768x576.jpeg 768w, https:\/\/puntocometa.dev\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/WhatsApp-Image-2025-11-27-at-15.15.05-1536x1152.jpeg 1536w\" sizes=\"(max-width: 1600px) 100vw, 1600px\" title=\"\"><\/a>\n\t\t\t<\/dt>\n\t\t\t\t<dd class='wp-caption-text gallery-caption' id='gallery-1-40757'>\n\t\t\t\tL&#8217;inaugurazione dell&#8217;esposizione al Museo di storia naturale\n\t\t\t\t<\/dd><\/dl>\n\t\t\t<br style='clear: both' \/>\n\t\t<\/div>\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal 31 ottobre al 16 novembre si \u00e8 tenuta a Milano la prima Biennale dell\u2019Accoglienza: un\u2019iniziativa, nata all\u2019interno del Forum delle Associazioni Familiari in collaborazione con sette partner tra cui Associazione Cometa, per raccontare attraverso diverse forme artistiche l\u2019esperienza e la bellezza dell\u2019accoglienza adottiva e affidataria. 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