{"id":10655,"date":"2015-04-10T10:56:08","date_gmt":"2015-04-10T08:56:08","guid":{"rendered":"https:\/\/puntocometa.dev\/?p=10655"},"modified":"2015-04-10T10:56:08","modified_gmt":"2015-04-10T08:56:08","slug":"insegnare-letteratura-dove-meno-aspetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/puntocometa.dev\/de\/insegnare-letteratura-dove-meno-aspetti\/","title":{"rendered":"INSEGNARE LETTERATURA DOVE MENO TE L&#8217;ASPETTI"},"content":{"rendered":"<p><strong>Un&#8217;insegnante racconta la sua esperienza con i ragazzi che frequentano il percorso Liceo del Lavoro, della Scuola \u201cOliver Twist\u201d di Cometa a Como, si interroga sul suo ruolo e si mette in gioco.<\/strong><\/p>\n<h2>Insegnare letteratura dove meno te lo aspetti.<br \/>\nUn\u2019esperienza con i ragazzi in dispersione scolastica<\/h2>\n<h3>di LINDA CAVADINI<\/h3>\n<p><a href=\"http:\/\/www.pearson.it\/post\/117-insegnare_letteratura_dove_meno_te_lo_aspetti_un\u2019esperienza_con_i_ragazzi_in_dispersione_scolastica\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\"><em>Tratto dal\u00a0blog di didattica della letteratura della casa editrice Pearson<\/em><\/a><br \/>\nDa due anni insegno Comunicazione in un percorso chiamato\u00a0<a href=\"https:\/\/puntocometa.dev\/home\/cosa-facciamo\/scuola-e-formazione\/scuola-su-misura\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Liceo del Lavoro<\/a>, finanziato da regione Lombardia e attuato alla scuola<a href=\"https:\/\/puntocometa.dev\/home\/cosa-facciamo\/scuola-e-formazione\/scuola-oliver-twist\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"> \u201cOliver Twist\u201d di Como<\/a>. <strong>I miei studenti sono ragazzi con vissuti scolastici molto pesanti: bocciature, abbandoni, frustrazioni, cui spesso si sommano difficolt\u00e0 caratteriali e famigliari. I ragazzi, insomma, che siamo abituati a vedere ad ogni ora ciondolare nei parchetti, sulle panchine o fuori dai centri commerciali; ragazzi che escono dalla scuola sbattendo la porta; ragazzi che nella scuola, nella societ\u00e0 non sanno proprio stare; ragazzi senza scopo, abbandonati e arrabbiati.<\/strong> Storie come quelle di Lorena (nome di fantasia): \u00abNon sentivo o provavo pi\u00f9 niente, ero impassibile a tutto e non mi ricordavo neanche il motivo del perch\u00e9 a volte io fossi cos\u00ec arrabbiata. Le mie giornate consistevano nel prendere un treno e andare l\u00ec perch\u00e9 solo cos\u00ec pensavo di stare meglio. Sono stata bocciata un anno e mi sono ritirata due anni dopo\u00bb.<strong> La prima domanda che mi sono fatta davanti a loro \u00e8 stata: \u00abE io a che servo? E io cosa faccio qui? Cosa insegno loro?\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>Ho progettato il mio percorso pensando che fosse importante dar loro \u201cnozioni utili e spendibili\u201d:\u00a0<strong>come si fa un curriculum, come si fa una lettera di presentazione<\/strong>, etc. Eppure qualcosa mancava:\u00a0<strong>ai ragazzi non piaceva<\/strong>, si annoiavano, non ne capivano il senso. Quindi ho pensato di\u00a0<strong>portare in classe ci\u00f2 che piace a me<\/strong>, ci\u00f2 che non pu\u00f2 lasciare indifferenti, ci\u00f2 che mi ha fatto vedere il mondo con occhi diversi o mi ha dato le parole per descriverlo, ci\u00f2 che \u00e8 bello: la\u00a0<strong>letteratura<\/strong>. Non intesa come storia della letteratura, ma\u00a0<strong>come puro godimento del testo<\/strong>, come pura esperienza estetica. E l\u00ec si \u00e8 compiuta la magia che io chiamo \u201cgli occhioni sgranati\u201d: ho letto loro (s\u00ec, perch\u00e9 bisogna leggere il testo, farlo ascoltare!)\u00a0<em>Non chiederci la parola\u00a0<\/em>di Montale e al termine, dal fondo dell\u2019aula, si \u00e8 alzata la voce di Thomas: \u00abWow prof, non ci ho capito niente\u00bb, beh, a dire il vero non proprio con queste parole, ve lo lascio immaginare, \u00abma spacca\u00bb. Ho capito di essere sulla strada giusta: il testo ha fatto nascere\u00a0<strong>lo stupore e la meraviglia<\/strong>\u00a0che sono due condizioni imprescindibili per cercare di capire e di conoscere.<\/p>\n<p>Prima che voi pensiate che la letteratura abbia fatto il miracolo di trasformarli in ardenti studiosi, vi dico, onestamente, che, se funzionano bene lo stupore e la meraviglia, l\u2019analisi in classe e la discussione, tuttavia sono ancora del tutto assenti lo sforzo di \u201ctrattenere\u201d quanto appreso e la voglia di faticare per conoscere. Ma tant\u2019\u00e8:\u00a0<strong>quando parlano gli autori, i ragazzi ascoltano<\/strong>\u00a0e mi sembra gi\u00e0 tanto, tenendo conto che molti di loro gi\u00e0 a ottobre avevano smesso di andare a scuola.<\/p>\n<p>In questo percorso\u00a0<strong>\u00e8 fondamentale cercare e proporre le opere giuste<\/strong>, che, nella mia esperienza devono rispondere ai seguenti criteri:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Il bello stile<\/strong>. Bisogna scegliere testi n\u00e9 troppo complessi n\u00e9 troppo semplici e sciatti, ci devono essere quelle che i miei ragazzi chiamano \u00able parole belle, che suonano bene\u00bb. Un giorno, pensando di fare la scelta giusta, ho portato loro un brano tratto da\u00a0<em>Jack frusciante \u00e8 uscito dal gruppo<\/em>\u00a0di Brizzi: \u00e8 stato completamente disprezzato perch\u00e9 \u00abProf, \u00e8 scritto male, non si capisce niente, ci sono le parolacce. Quello della settimana scorsa s\u00ec che era bello, me lo son sognato di notte\u00bb. E si trattava del\u00a0<em>Gatto nero<\/em>\u00a0di Poe.<\/li>\n<li><strong>Trattare temi vicini ai ragazzi<\/strong>. E non intendo l\u2019uso dei telefonini, la musica e la discoteca. Intendo questioni universali, situazioni che i miei ragazzi hanno vissuto sulla loro pelle: la rabbia, il tempo perduto, il bisogno e il desiderio, la felicit\u00e0, la fiducia e l\u2019amore in ogni sua sfaccettatura. Per questo, brani come\u00a0<em>Il Colombre<\/em>\u00a0o\u00a0<em>I giorni perduti<\/em>\u00a0di Buzzati sono stati il trampolino per discussioni interessanti, per produzioni scritte in cui dovevano analizzare se stessi, facendo lo sforzo di usare parole non banali e non gergali, cercando di imitare lo stile dell\u2019autore.<\/li>\n<li><strong>Testi che creino immagini, che colpiscano l\u2019attenzione<\/strong>. Ho letto in classe il brano sulla \u201cmadre di Cecilia\u201d e li ho visti restare col fiato sospeso. Ivan alla fine mi ha detto: \u00abProf, sembra di vederla! Poverina. Ma alla fine \u00e8 morta anche lei?\u00bb I grandi testi di letteratura creano mondi (non \u00e8 un caso che \u201cpoesia\u201d derivi dal greco\u00a0<em>poi\u00e9o<\/em>, fare, creare), catapultano nelle vite degli altri, sono cinema prima dell\u2019invenzione del cinema stesso. E la generazione con cui abbiamo a che fare \u00e8\u00a0<strong>una generazione che apprende anzitutto attraverso l\u2019immagine<\/strong>.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Ma se il grosso lo fa il testo a che serve l\u2019insegnante? Solo a scegliere il brano giusto?<br \/>\nNo,\u00a0<strong>il docente \u00e8 il medium, colui che traduce, trasporta il testo, colui che lo serve in tavola, che ne determina il ritmo dell\u2019apprendimento<\/strong>. E allora non posso che sorridere compiaciuta ascoltando i miei ragazzi alla fine di una lezione sulla\u00a0<em>Divina Commedia<\/em>:<\/p>\n<p><strong>\u00abProf, Dante \u00e8 bellissimo, ma quanta fantasia aveva! Non esiste una versione per noi? Non riusciamo a capirlo senza di lei\u00bb. \u00abMa sei matta? Leggerlo da solo a casa? Solo quando la prof lo spiega \u00e8 come se Dante fosse qui\u00bb.<\/strong> E portare Dante in classe \u00e8 qualcosa che riesce anche grazie ai potenti mezzi del teletrasporto contemporaneo che si chiamano \u201cnuove tecnologie\u201d.<\/p>\n<p><em>LINDA CAVADINI<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"right\"><em>Docente della Scuola secondaria di primo grado \u201cAldo Moro\u201d, Prestino<\/em><br \/>\n<em> Istituto Comprensivo Como Prestino-Breccia<br \/>\nInsegnante di Comunicazione nel percorso\u00a0<a href=\"https:\/\/puntocometa.dev\/home\/cosa-facciamo\/scuola-e-formazione\/scuola-su-misura\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Liceo del Lavoro<\/a>, della Scuola<a href=\"https:\/\/puntocometa.dev\/home\/cosa-facciamo\/scuola-e-formazione\/scuola-oliver-twist\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">\u00a0\u201cOliver Twist\u201d di Cometa a Como<\/a>.<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un&#8217;insegnante racconta la sua esperienza con i ragazzi che frequentano il percorso Liceo del Lavoro, della Scuola \u201cOliver Twist\u201d di Cometa a Como, si interroga sul suo ruolo e si mette in gioco. 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